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Startup Innovativa a vocazione Sociale | Cos’è e come Funziona

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STARTUP INNOVATIVA A VOCAZIONE SOCIALE: COS’È?

Le startup innovative a vocazione sociale operano in tutti quei settori in cui la loro attività ha effetti che vanno al di là dell’interesse economico. In questo articolo, capiremo cos’è una startup a vocazione sociale, come crearne una, i vantaggi di questa forma giuridica, l’impatto che possono avere questo tipo di aziende sul territorio, nonché lo stato dell’arte della categoria in Italia.

Prima di definire il concetto di startup innovativa a vocazione sociale, dobbiamo porci una domanda.

Qual è l’obiettivo di una startup?

Ogni azienda può rispondere in modo diverso, a seconda della sua vision. Tuttavia, c’è un comune denominatore in tutte le startup innovative: la volontà di risolvere problemi in un modo inedito.

Alcune si concentrano sulla creazione di un nuovo prodotto o servizio, altre sul cambiare un modello di consumo. Ci sono svariati metodi per risolvere un problema, ma il primo passo è riconoscerlo.

Alcuni sono molto più gravi e pressanti di altri: povertà, malattie, inquinamento, mancanza di istruzione… questi problemi affliggono tutto il mondo, Paesi sviluppati inclusi.

Sono sempre più numerose le iniziative che si prefiggono di contrastarli. Tuttavia, non si tratta solo di ONG ed enti non for profit.

Alcune di queste organizzazioni si configurano come vere e proprie startup innovative, delle quali rispettano tutti i requisiti (ne avevamo parlato qui).

Essendo queste attività focalizzate sul benessere diffuso (e non solo di quello degli azionisti), tendono ad essere meno profittevoli delle startup “tradizionali”. Per questo motivo, vari Paesi (tra cui l’Italia) hanno deciso di regolamentare queste attività, allo scopo di identificare quelle che meritano agevolazioni.

Una startup innovativa a vocazione sociale (SIAVS) si può definire tale quando opera in uno dei seguenti settori:

  • assistenza sociale;
  • assistenza sanitaria;
  • educazione, istruzione e formazione;
  • tutela dell’ambiente e dell’ecosistema;
  • valorizzazione del patrimonio culturale;
  • turismo sociale;
  • formazione universitaria e post-universitaria;
  • ricerca ed erogazione di servizi culturali;
  • formazione extra-scolastica, finalizzata alla prevenzione della dispersione scolastica e al successo scolastico e formativo;
  • servizi strumentali alle imprese sociali, resi da enti composti in misura superiore al settanta per cento da organizzazioni che esercitano un’impresa sociale.
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COME REGISTRARE UNA STARTUP INNOVATIVA A VOCAZIONE SOCIALE

Una startup innovativa a vocazione sociale viene costituita in due fasi:

  • registrazione della startup nel registro delle imprese;
  • compilazione di un’autocertificazione, nella quale l’impresa dichiara di operare esclusivamente in uno dei settori menzionati dall’art. nell’interesse generale. È necessario allegare anche un “documento di descrizione di impatto sociale”.

Quest’ultimo documento è da compilare ogni anno e deve descrivere:

  • l’impatto atteso nel caso di startup innovative a vocazione sociale che non hanno ancora redatto il primo;
  • l’impatto generato nel caso di startup innovative a vocazione sociale che hanno già depositato un primo.

L’impatto atteso è una previsione precisa e credibile dell’effetto che la startup intende produrre nell’interesse generale della società. L’impatto generato è una sintesi dei risultati ottenuti nel corso dell’anno dalla startup innovativa a vocazione sociale. È importante che si basi su dati qualitativi e quantitativi oggettivamente misurabili.

In ogni caso, la startup non subisce penalizzazioni in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi dichiarati.

Una startup innovativa a impatto sociale gode di agevolazioni fiscali superiori rispetto a quelle normali: le persone fisiche e giuridiche che investono nelle prime beneficiano rispettivamente di detrazioni IRPEF del 25% e deduzioni IRES del 27%, contro il 19% e il 20% di chi investe nelle seconde.

L’IMPATTO DELLE STARTUP INNOVATIVA A VOCAZIONE SOCIALE: IL SROI

Le startup innovative a vocazione sociale sono focalizzate sulla creazione di un valore che va al di là del semplice ritorno finanziario.

Se in un’azienda normale si guarda al ROI (Return on Investment, la misura del profitto ottenuto sull’investimento), per una startup innovativa a vocazione sociale l’indicatore più importante è il SROI (Social Return on Investment).

Questa metrica definisce il Ritorno Sociale sull’Investimento, ovvero gli effetti che ha avuto l’operare dell’azienda sulla società nel suo complesso. Questi includono risultati sociali, ambientali ed economici, misurati in termini monetari.

Il denaro resta fondamentale come unità di misura del valore, in quanto permette di definire con precisione il rapporto tra benefici e costi. Un SROI di 2, per esempio, significa che per ogni investito vengono generati 2 euro di valore sociale.

Il calcolo del SROI si basa su 7 principi:

  1. Coinvolgere gli stakeholder;
  2. Comprendere il cambiamento;
  3. Valutare ciò che conta;
  4. Includere solo ciò che è materiale;
  5. Non sovrastimare;
  6. Essere trasparenti;
  7. Verificare il risultato.

È importante ricordare che le startup innovative a vocazione sociale NON sono organizzazioni filantropiche, ma organizzazioni orientate al profitto.

Ciò che le distingue dalle altre startup e imprese tradizionali è l’analisi degli effetti (positivi e negativi) generati dalla propria attività sull’ambiente di riferimento, con un focus particolare sulle opportunità che possono generare benefici economici, sociali, ambientali.

Alcuni esempi possono includere:

  • creare prodotti che risolvano le esigenze di persone diversamente abili;
  • creare prodotti a partire da materiali di scarto;
  • portare acqua in luoghi in cui c’è carenza;
  • organizzare gite turistiche di gruppo per anziani;
  • allestire spazi comuni per far studiare i bambini mentre i genitori sono al lavoro;

E qualsiasi altra idea che rientri nei settori definiti per le startup innovative a vocazione sociale, e che rispetti i requisiti di startup innovativa.

LE STARTUP INNOVATIVE A VOCAZIONE SOCIALE IN ITALIA

Cross Border Growth Capital, advisor italiano per aumenti di capitale e finanza per startup e PMI, ha effettuato una ricerca sullo stato dell’arte delle startup innovative in Italia, con focus su quelle a vocazione sociale.

Ne è emerso che nel 2020 il numero di questo tipo di imprese è cresciuto del 19%. L’emergenza Covid ha creato nuove esigenze, che hanno richiesto nuovi metodi per essere affrontate.

Dal 2013 al 2020, le startup innovative a vocazione sociale sono aumentate di 19 volte, passando da 14 a 267. Il tasso annuo di crescita composto è del 52%.

Secondo i dati riportati da StartupItalia[4], si tratta perlopiù di piccole realtà per fatturato e numero di dipendenti. Alcuni numeri:

  • il 66% delle startup innovative a vocazione sociale fattura meno di 100mila euro, solo il 4,9% più di 500mila euro (percentuale che nelle startup innovative regolari sale al 10,6%);
  • l’84% delle SIAVS ha meno di 4 dipendenti, ma con un alto tasso di personale qualificato (31%), maggiore rispetto alla media delle startup innovative (26%);
  • il 7% delle startup innovative a vocazione sociale è composta esclusivamente da donne (3% la media delle startup innovative). Il 4% ha una presenza femminile maggioritaria;
  • il 10% delle SIAVS ha un organico composto esclusivamente da under 35.

La seguente infografica, adattata da StartupItalia, descrive i settori di riferimento delle startup innovative a vocazione sociale:

Divisione settoriale startup innovative a vocazione sociale

GLI INCUBATORI SOCIALI

L’ecosistema a supporto di questo tipo di impresa è in continua evoluzione.

Il Social Innovation Monitor è un team internazionale di ricercatori e professori dediti all’analisi dell’innovazione e dell’imprenditorialità sociale, con sede al Politecnico di Torino. Nel 2018 ha stilato un report che descrive la situazione delle startup innovative a vocazione sociale in Italia che si appoggiano a incubatori di startup.

Questi ultimi possono essere di 3 tipi:

  • Business, quando non ospitano nessuna startup a significativo impatto sociale;
  • Mixed, quando fino al 50% delle startup incubate è a significativo impatto sociale;
  • Social, quando più del 50% delle startup incubate è a significativo impatto sociale.

I social incubator offrono servizi fondamentali alle startup innovative a vocazione sociale, su tutti:

  • valutazione impatto sociale;
  • formazione e consulenza su Corporate Social Responsibility ed etica aziendale;
  • formazione imprenditoriale e manageriale.

Il grafico seguente mostra tutti i servizi offerti dagli incubatori, suddivisi per tipologia:

Tipologie di Incubatori

Dal report è emerso che circa il 50% degli incubatori italiani ha dichiarato di supportare startup a forte impatto sociale. I settori prevalenti sono arte e artigianato (20%), salute e benessere (18%) sviluppo di comunità (23%) e protezione ambientale (21%).

Un altro spunto fornito dalla ricerca è il fatto che l’impresa sociale in Italia è sostenuta perlopiù dai privati.

Sui 162 incubatori mappati in Italia, oltre il 60% ha natura pubblica. Ma se si entra nel dettaglio, si scopre che il 90% degli incubatori sociali e il 60% di quelli mixed è di natura privata.

I social incubator più importanti in Italia sono:

  • SocialFare – Torino
  • Get it! – Milano
  • Impact Hub – Milano e Bari
  • Avanzi – Make a Cube3 – Milano
  • FabriQ – Milano
  • Social Innovation Teams – Milano, Torino
  • Netural – Matera
  • Rinascimenti Italiani – Torino

CONCLUSIONI

Le startup innovative ad impatto sociale possono essere una valida alternativa per quegli imprenditori che puntano a migliorare l’ambiente che li circonda, senza trascurare il giusto profitto per i propri sforzi.

In questo articolo, abbiamo visto che cosa sono, in che settori operano, come costituirne una, come si calcola il loro impatto, nonché lo stato dell’arte dell’ecosistema startup innovativa a vocazione sociale nel nostro Paese.

Cosa pensi di questo sistema? Qual è il potenziale delle startup nel risolvere i problemi della nostra società?

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